PITTURA…FOTOGRAFIA….IMMAGINE….TUTTE INSIEME?

Il primo editoriale del nuovo anno lo apro parlando di me. Da molto tempo rifletto sul concetto di “supporto”, ossia la base materica sulla quale il pittore o il fotografo come l’incisore, decidono di stendere il colore, stampare la foto, o l’incisione. E’ naturale che la nobiltà del supporto dia maggiore qualità e valore all’opera. Pensate alla scelta della carta se si tratta di acquaforte….la superba fattura di carte realizzate artigianalmente, delle quali si decide lo spessore, la trama, la consistenza se non addirittura la fragranza e il profumo. Pensiamo alle tele e ai telai realizzati a mano e pensiamo alla coarta fotografica…quella che restituisce il colore così come lo abbiamo voluto. Sono emozionato se rifletto a quanto lavoro un mio carissimo amico incisore, Andrea De Simeis, realizza proprio riguardo alla carta. Ho visto nella sua bottega meravigliose stampe e ancor più pregiati fogli di carta. Ho avuto perfino l’onore di aiutarlo a realizzarla….telaio in mano…la pesca della polpa…asciugare l’acqua in eccesso….andate a vedere cosa fa, direttamente sul suo sito. Procedendo con questo ragionamento potremmo dire altrettanto della pittura e della fotografia.

Qui si apre il mio spunto. Personalmente non mi ritengo un “fotografo” per quello che questo termine indica. Sono più certamente un performer. Mi piace l’immagine. Ritengo che questa non abbia supporto. Proprio per concetto. La fotografia si compone forse di immagine e carta o immagine su carta…ma l’immagine….è quella cosa che possiamo vedere attraverso l’interazione della luce. Quale supporto ha l’immagine di un film? la pellicola? no! sulla pellicola non vediamo l’immagine dello schermo. Allora lo schermo! no! lo schermo combina elementi che rendono visibile l’immagine. E lo schermo della tv? e del pc? e dei telefoni cellulari…

sarebbero questi i nuovi supporti dell’immagine? In linea approssimativa…diciamo di si! Da questo nasce la mia provocazione. Come fruiamo dell’immagine? Andiamo in un museo…certo. Cerchiamo su internet. certo. Scarichiamo da cellulare. e via via…

Mi sorge allora l’idea che non sia possibile in tempi moderni asserire l’assoluta unicità di una immagine in termini appunto definitivi. Non è possibile in altre parole dire: questa è l’unica. Qualcuno di straccerà le vesti. Il quadro andrà sempre visto dal vivo. E speriamo che si continui a farlo. Tutto andrebbe visto dal vivo…e speriamo….

Possedere un’immagine però è alla portata di tutti…goderne a livelli diversi è accessibile a tutti. Un tempo o si acquistava il quadro o nulla. Oggi? riproduzioni di varia natura rendono possibile godere di cosa? Dell’immagine del quadro. (qualcuno dirà non del quadro) . Non ne usciamo più! Voi che leggete…su cosa state leggendo? su carta? bene! E’ meno vero quello che sto dicendo solo perchè si trova in formato digitale? se dicessi ad ognuno di voi che siete degli idioti…sarebbe meno offensivo!? Bene.

La conclusione è che a mio giudizio l’immagine cominci ad avere la sua forza svincolata dal supporto. Non è suggestionante l’immagine di un bambino straziato dalle mine, osservata sul Time? La stessa immagine osservata dal vero in fotografia…comunica Altro? Forse si…ma sfumature…. Lascio quindi certamente al suo posto un quadro che va quasi annusato…ma per il resto la ricerca che affronto ora è improntata sul concetto che l’immagine è disponibile al supermarket ….inscatolata e pronta per la grande distribuzione. Non è bello! e sta qui il messaggio.

Comincio allora a trovare degli equilibri…stampa su carta povera…incorniciata a modo…può essere.

Se non vi avessi detto che si tratta di carta comunissima, da stampante domestica….

il dettaglio della cornice….

Ho esposto molte immagini in una stanza a casa mia…e tutti gli amici che vengono si soffermano a guardare come fossero ad una mostra. I commenti sono i soliti….bella….forte….guarda questa…..nessuno mi domanda del supporto….capite cosa intendo?

Il passo successivo allora è quello di scendere di livello e tentare l’ibrido. Una comunissima stampa…certamente di una foto ragionata…voluta…incollata su tela…elaborando un supporto e pennellando in un caso…impiastrando in un altro….

un telaio….una stampa…

acrilico…

ma allora è pittura!…

l’opera? C’era una volta il telefono…

la pennellata…pittura…certamente pittura….ma anche immagine su carta…stampa…fotografia…

Il concetto è questo…null’altro…risposte? L’arte pone solo domande…agli altri le risposte…

A primavera…la mia personale sull’argomento dal titolo….”immagine 3×2″

Marazita Antonio Edoardo.

 

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Internet libero e democratico


Con questo editoriale, vogliamo chiarire la nostra posizione su un fatto spiacevole, consumatosi sulle pagine di Kobos. Nella Sezione “cinema” avevamo pubblicato qualche tempo fa un interessante articolo su “apocalypse now”, includendo due spezzoni di film “embeddati” da you tube. Qualche giorno fa l’utente misterioso e che per noi deve rimanere tale, ha fatto espressa richiesta di soppressione.

Analizziamo i fatti. La politica di Kobos, non è certo quella di “appropriarsi” di lavori e sviluppi di altri ma piuttosto quella di offrirsi come “ponte” tra l’informazione e la sua fonte. In ogni articolo che non scriviamo di nostro pugno, in ogni post interessante trovato “in giro” su internet noi includiamo sempre il link di provenienza senza neppure eliminarlo e riscriverlo ma addirittura lasciandolo attivo, di modo che cliccando su foto…testo..e grafica, si giunga direttamente alla fonte. In poche parole quindi spingiamo l’utente a lasciare le pagine del nostro blog a favore di altri. Siamo proprio matti!!!!

La verità è che noi crediamo nel lavoro di quanti fanno informazione e cultura in internet e non vogliamo quindi che aiutarli ad essere raggiunti e cliccati. Lo facciamo proponendo spezzoni o articoli interi presi dalla rete che vi proponiamo sempre come “principio della vostra ricerca”. Non siamo una biblioteca virtuale del sapere…non vogliamo esaurire sulle nostre pagine i contenuti di un sapere tanto vasto. Ci piace pensare che chi frequenti Kobos, abbia capito che qui può trovare gli spunti e “la cartina geografica” con la quale orientarsi. Molti dei nostri collaboratori oggi ci inviano direttamente i loro contenuti, che noi cerchiamo di divulgare, senza appropriazioni indebite.

La riflessione ci sorge spontanea, nel momento in cui gli autori stessi di foto…disegni…cinema…ci ringraziano per averli ospitati…e “uno qualunque” dopo aver egli stesso, e non credo previa autorizzazione dei proprietari, messo in rete due spezzoni tratti dal film “apocalypse now”, si risente perchè noi a nostra volta gli abbiamo inseriti sulle pagine del bolg. Se a questo aggiungiamo che i pezzi di cui parliamo sono caricati su you tube…portale a disposizione di chiunque…ci viene proprio da ridere. Ci sembra quantomeno stupido.

Ma per noi va bene così…caro utente misterioso…per ora li lasciamo così come sono…come una cicatrice che tu hai lasciato sulla faccia di un piccolo blog che altro non ha come ambizione che quella di costruire una bella comunità di scambi.

Buona solitudine.

La direzione.

 

omicidio per mano marocchina


Interrompiamo la normale pubblicazione sulla pagina editoriale per comunicare un gravissimo fatto accaduto oggi pomeriggio.

IL MAROCCO MITRAGLIA ED AMMAZZA UN SAHARAUI E NE FERISCE SETTE

Nel pomeriggio di oggi, 24 ottobre, otto cittadini saharauis che cercavano di avvicinarsi all’accampamento che da poco più di due settimane è nato alla periferia di L’Aaiun occupato, sono stati ricevuti a colpi per i mitra dell’esercito marocchino.

Degli otto saharauis che sono stati mitragliati, uno è morto e gli altri sono rimasti feriti dalle pallottola. I loro nomi sono:

ELGARHI NAYEM FOIDAL MOHAMED SUEIDI (morto) 14 anni, GARHI ZUBEIR, ferito (Fratello del morto) ed altri sei tra i quali: ALAOUI LAGDAF, DAWDI AHMED, SALEK FILALI, ABDERRAHMAN HUMMID

Questi giovani, cercavano di entrare con il loro fuoristrada nell’accampamento alla periferia di L’Aaiun occupato, ma il posto gendarmeria che controlla la zona di accesso, gli ha negato l’entrata. Il veicolo ha fatto marcia indietro ma è stato colpito dalle pallottole del mitra dell’esercito, un giovane è morto e gli altri sono rimasti feriti, al momento non si conoscono le condizioni dei feriti.

UN ALTRO MURO DELLA VERGOGNA

ELGARHI NAYEM, nato a Aaiun nel 1996

Questa mattina, l’accampamento nato a un chilometro e mezzo dalla città di Smara occupata, era sorvolato da elicotteri militari marocchini, e dopo un’ora è stato spianato dalla gendarmeria reale. Tra le vittime brutalmente bastonate, ci sono alcune donne. Il noto attivista saharaui Daida Abdeslam, è stato fermato e imprigionato.

Mentre la polizia smantellava con la forza questo accampamento, i cittadini saharauis fuggivano disperdendosi nel deserto.

Il piano di sicurezza messo in atto dall’esercito sta provocando la continua persecuzione della popolazione saharaui che è rinchiusa dentro e fuori delle città occupate del Sahara Occidentale, ed ora ancora di più da quando hanno alzato un altro muro “della vergogna” che accerchia la popolazione concentrata nell’accampamento alla periferia della città occupata di L’Aaiun. Con questo, polizia ed esercito marocchino, pretendono di imprigionare tutta la popolazione saharaui che manifesta pacificamente nell’accampamento.

INFORMA: UFFICIO DEL MINISTERO DI TERRITORI OCCUPATI DELLA RASD.

Di simili situazioni avevamo parlato riferendoci agli attivisti che in terreno marocchino rischiano volontariamente la loro vita. Se per loro è insito il rischio di venire catturati e torturati, non possiamo dire lo stesso per chi vive ai margini di quelle terre che il governo marocchino ritiene proprie e che al contrario sono state sottratte con la violenza ad un popolo che fino ad oggi, lotta pacificamente. Questa è la mia preoccupazione: il popolo saharawi è un popolo di natura islamica che al contrario di quanto la cronaca non faccia pur di ricordarci che “l’islam” è violento, combatte in silenzio e senza armi la sua lotta per la libertà.

14 ANNI SONO POCHI PER MORIRE!!!!!

Se questo vale per tutti i nostro bambini, varrà anche per quelli saharawi!?!?!? Questo è un omicidio. il Marocco è colpevole!

seguiremo gli sviluppi di questa vicenda sulla pagina del nostro editoriale e invitiamo tutti a prendere visione della tragedia che a qualche ora di volo dall’ Italia si consuma nel silenzio politico. Vi prego di comunicare le vostre impressioni, di suggerire link e filmati, lettere e pensieri. Se per qualche problema tecnico non riuscite a farlo direttamente sul blog, inviatemi tutti alla mail

edy76@hotmail.it

Grazie.

Marazita Antonio Edoardo.

Lettera ad Israele


Questa mattina avevo l’intenzione di scrivere un articolo sul saccheggio della flottiglia di aiuti diretta a Gaza da parte di vostri soldati. Come avrete potuto leggere, un ufficiale delle Forze di Difesa Israeliane è stato rinviato a giudizio da un tribunale militare, sospettato di aver rubato dei computer portatili ai passeggeri. E’ da notare come il quotidiano Haretz ora si riferisca alla flottiglia denominandola “flottiglia di aiuti”. Proprio com’era. Invece della flottiglia del “terrore”, come avrebbero voluto i vostri leader che fosse chiamata. Ma faccio una digressione. Dunque, eccomi, pronta per scrivere il mio pezzo, quando mi sono imbattuta in un articolo uscito su ynetnews. Cercava di spiegare nei dettagli lo sgomento forse provato da qualcuno per via del saccheggio. Un ufficiale di rilievo delle Forze di Difesa Israeliane ha dichiarato a proposito dei furti verificatisi sulle navi: “Ci dev’essere un grave problema all’interno delle IDF per quanto riguarda i valori”.

Ho fissato quelle parole a lungo. E, invece di scrivere il mio pezzo, ho deciso di scrivervi. Perché non posso fare a meno di domandarmi: ma chi, sulla faccia della terra, ha ancora riserve di “sgomento” messe da parte di fronte al comportamento delle vostre forze armate? Voglio dire, ma suvvia ragazzi. Al di là dei confortevoli viali di Tel Aviv, il resto del mondo trova che la frase “Esercito Morale”, quando usata per riferirsi alle IDF, sia in pratica uno scherzo grosso, (tristemente catastrofico), e di portata globale. Sullo stesso piano di, ad esempio, il rifiuto del riscaldamento globale oppure i due mandati di George Bush.
Ora, qui l’ho fatto ancora una volta. Vi ho fatto arrabbiare molto. Ma, per favore, datemi ancora qualche attimo in più per spiegare perché sto scrivendo questa lettera. Perché non ho l’intenzione e non voglio nemmeno insultarvi. Di certo non più di quanto ho fatto in passato. Sono seduta qui, con la lavatrice e tante altre cose ancora da fare in casa, per farvi una domanda. Come madre e come essere umano che sono ho bisogno di sapere perché non vedete il male che viene fatto nel vostro nome?

Come fate a non vedere?

Come forse sapete già, ho partecipato alla prima missione Freegaza nel 2008. Questo vuol dire che non solo ho il piacere di conoscere personalmente le brave donne che hanno fondato il FGM (Freegaza Movement). Vuole anche dire che avevo molti amici e colleghi sulla flotta attaccata dalle vostre forze armate a maggio.
Sapete, (di nuovo per un secondo consideratemi una madre e non una “nemica”) nessuno tra quelle brave persone è un terrorista che vuol introdurre armi illegalmente per gli “estremisti”. Sono uomini e donne di estrema umanità e preoccupate per lo stato del mondo. Persone che non riescono a condurre una vita normale mentre il vostro stato, il vostro esercito, i vostri coloni, tormentano altri esseri umani. Ogni minuto ogni giorno. Di ogni mese e ogni anno.
Da sessantadue anni.

Non vorrei essere scortese. Ma arriva un momento in cui dire “Non sapevo cosa stesse succedendo” comincia ad essere trito e ritrito. Si capisce, vero? Tutta questa farsa di essere “scioccati” dal comportamento pessimo di vostri soldati, ha fatto ridere tutti i non israeliani; in effetti, ci fa ridere.

Il saccheggio di questa settimana da parte di vostri soldati, non è la prima volta che si verifica, non è vero? Forza. Ripensateci. Ce ne sono state tante, ma tante altre. Ve ne siete dimenticati? Vi do una mano. Prendete un computer e digitate le parole “IDF looting” (saccheggi IDF) nel motore di ricerca google. Potreste (o forse no) essere sorpresi nel ritrovarvi di fronte a più di 64.000 risultati. Ora prima che perdiate il controllo urlando che “i nostri nemici dicono falsità nei nostri confronti”. Fatemi il piacere. Leggete alcuni dei risultati sulla prima pagina. Non vi prenderà troppo tempo. Va bene perché non prendere tutta la mattina per leggerli? Dopo tutto, è in qualche modo il vostro dovere sapere che cosa si sta facendo nel vostro nome, non vii pare? Voglio dire, quando si commettono delle atrocità in guerra con i shekel delle vostre tasse, avete il diritto di sapere.

Uno dei risultati google ha rivelato che un soldato delle Forze di Difesa Israeliane confessò di aver rubato una carta di credito da una abitazione posta a nord della striscia di Gaza durante l’Operazione Piombo Fuso. Vi ricordate? Il soldato, appartenente al battaglione di ricognizione della fanteria Givati, la usò per prelevare 1.600 shekel in Israele. Un piccolo atto criminale. Parte di una criminalità molto più ampia.

Un crimine contro l’umanità, sia perché lo ignorate oppure perché siete tenuti all’oscuro volutamente da parte delle vostre autorità. E come già ho avuto modo di menzionare, voi avete accesso a internet, non siete costretti a rimanere al buio. A meno che, ovviamente, non vi troviate a vostro agio lì dentro.

L’ultimo saccheggio da parte delle IDF a danno della proprietà di civili, mi ha fatto pensare alle donne Al Samouni che ho incontrato l’anno scorso sulle macerie delle loro abitazioni preso Al Zaytoun (vi mando qualche foto in allegato). Voi potreste vagamente ricordare quel nome, “Al Samouni”. Facciamo un esercizio della memoria. Il sabato 3 gennaio 2009 è iniziata l’incursione israeliana nel quartiere Al Zaytoun. Il giorno dopo, 4 gennaio 2009, le vostre forze hanno bombardato la stessa zona.
Lunedì 5 gennaio 2009 alle ore 7:00, di nuovo le vostre forze bombardano la stessa area di Hay nel (quartiere) Al Zaytoun. Uno dei razzi ha colpito il terzo piano della casa di Tallal Hilmi Al Samouni. Successivamente sono arrivati i soldati a sparare per uccidere.

Complessivamente, 26 membri della famiglia Al Samouni sono stati uccisi, compresi 10 bambini e 7 donne. La Croce Rossa ha potuto accedere all’area soltanto tre giorni dopo per evacuare i morti e i feriti, la maggior parte dei quali erano in condizioni così gravi che sono stati portati in Belgio, Egitto e Arabia Saudita per ricevere le cure adeguate.

Permettetemi di elencarvi i loro nomi visto che probabilmente non li conoscete. Poiché siete delle persone gentili, sono sicuro che volete portare loro i vostri rispetti e forse anche pregare per loro.

Elenco dei bambini uccisi

• Azza Salah Al Samouni, anni 3.
• Waleed Rashad Al Samouni, anni 17.
• Ishaq Ibrahim Al Samouni, anni 14.
• Ismail Ibrahim Al Samouni, anni 16.
• Rifka Wael Al Samouni, anni 8.
• Fares Wael Al Samouni, anni 12.
• Huda Nael Al Samouni, anni 17.
• Ahmad Atieh Al Samouni, anni 14.
• Mu’tassim Mohammed Al Samouni, anni 6.
• Mohammed Hilmi Al Samouni, anni 5.

Elenco delle donne uccise

• Rahma Mohammed Al Samouni, anni 50.
• Safa’ Hilmi Al Samouni, anni 25.
• Maha Mohammed Al Samouni, anni 22.
• Rabbab Azzat Al Samouni, anni 32.
• Laila Nabih Al Samouni, anni 40.
• Rifqa Mohammed Al Samouni, anni 50.
• Hannan Khamis Al Samouni, anni 36.

Elenco degli uomini uccisi

• Tallal Hilmi Al Samouni, anni 55.
• Attieh Hilmi Al Samouni, anni 25.
• Rashad Hilmi Al Samouni, anni 42.
• Tawfiq Rashad Al Samouni, anni 23.
• Mohammed Ibrahim, anni 26.
• Ziyad Izzat Al Samouni, anni 28.
• Nidal Ahmad Al Samouni, anni 30.
• Hamdi Maher Al Samouni, anni 23.
• Hamdi Mahmoud Al Samouni, anni 70.

Lo scorso marzo le donne e i bambini mi hanno portato in giro tra le macerie della loro comunità. Ho visto i graffitti razzisti lasciati sui muri di una stanza dove una ragazza adolescente doveva ancora dormire. Un ricordo lasciatole da niente meno che dall’“Esercito Morale”. C’erano scritte “torneremo” sia in ebraico, sia in inglese, e poi ho visto una vignetta volgare che mostrava una casa che esplodeva con le parole “siete qui” spiritosamente aggiunte. Una bella ragazza mi ha raccontato di come si stesse per sposare prima dell’attacco. La sua famiglia aveva messo da parte diverse migliaia di dollari per la sua dote (i risparmi messi da parte da molte persone all’interno di una stessa famiglia per molti anni, come potete immaginare). Era stata nascosta sotto un letto dentro una valigia per la felice occasione. Sua madre aveva alcuni gioelli antichi appartenuti per generazioni alla famiglia, anche sotto forma d’oro. Bene, ecco, i vostri soldati, hanno bombardato queste persone, dopo hanno sparato ai loro figli, in seguito hanno razziato tutto quello che avevano i sopravvissuti. Vi giuro, controllate su google, guardate dentro ai vostri cuori, sappiate che questo succede.

Sapete che questo è il modo in cui il vostro esercito tratta volutamente i palestinesi.

Prima che urliate “menzonga” o “antisemiti”, per favore, vi prego. Da genitore a genitore. Da essere umano a essere umano. Nel nome del Dio di tutte le fedi, fatte un respiro, sospendete la vostra incredulità e poi continuate a leggere. Perché, oh Israele. Cosa succederebbe se, supponiamo, io non fossi l’antisemita come hanno cercato di dipingermi i vostri estremisti informati su wikipedia. E cosa succederebbe se, soltanto il dieci per cento dei 64.000 risultati google per “saccheggi IDF” fosse completamente vero? Cosa succederebbe allora? Di che cosa vi rendete complici? Cosa farete se solo per un secondo la verità vista da tutto il resto del mondo sulla brutalità di vostri leader riempisse le vostre menti e i vostri cuori come succederà sicuramente un giorno?

Le mie parole, trovandomi all’esterno, sembreranno senz’altro dure, perfino ingenue. Allora ecco quest’articolo dal Jerusalem Post di oggi.

“Secondo le informazioni analizzate dall’organizzazione per i diritti dell’uomo Yesh Din, tra il settembre del 2000 e la fine del 2009, meno del sei per cento tra le quasi 2.000 inchieste aperte contro i soldati dell’IDF sospettati di crimini contro i palestinesi hanno ricevuto un atto d’accusa formale. Durante lo stesso periodo, secondo diverse stime, migliaia di civili palestinesi venivano uccisi come risultato delle attività delle IDF. Quante tra queste uccisioni hanno avuto come esito un atto d’accusa? Quattro. Non il quattro per cento – soltanto quattro”.

Diventa sempre più chiaro come i vostri giovani uomini e le vostre giovani donne siano allenati per comportarsi come animali. Questi fatti, le razzie, le fotografie pubblicate su internet da Eden Abergil, non possono più essere catalogati con la dicitura “casi isolati”.

Spetta a voi di chiedervi che cosa vogliano dire.

Sono veramente dispiaciuta se le mie parole vi hanno offeso. Volevo soltanto parlare con voi direttamente per una volta.

A proposito, c’erano circa 400 computer portatili, 600 cellulari e inoltre denaro in contanti ed effetti personali, materiale trattenuto dal vostro esercito che non è ancora tornato in possesso dei passeggeri della flottiglia di aiuti. Vedete, quando si sono imbarcati, per qualche motivo, quelle brave persone, non avevano pensato che sarebbero state derubate dalle IDF.

Vostra con speranza,

Lauren Booth

 

Su Vallanzasca no! sui nazisiti….si!?


l’editoriale di questo mese, non poteva non essere occupato dal Fetival del cinema di Venezia.

Quello che mi disturba…è continuare a vedere e ascoltare polemiche sterili sul film di Michele Placido. Che abbia risposto in maniera polemica e forse eccessiva riguardo al Parlamento, lo posso accettare…anche se a ben ricordare, l’espressione del regista “in parlamento fanno di peggio” forse deve solo attendere che ci raccontino cosa hanno fatto i politici sul caso Moro, per essere più o meno accettata.  Ma lasciando le polemiche dei burattini della politica alle piazze che in questi giorni si riempiono di ridicolo tra destra e sinistra, il “cinema” è altra cosa…e nell’era internet non vedo cosa ci sia di sbagliato in un argomento che sebbene riapra ferite, è un fatto di cronaca, indiscutibile che tocca l’opinione pubblica e che fa bene ad essere riportato all’attenzione come moltte altre cose dovrebbero essere raccontate. Nessuno di noi può certamente esimersi dal mostrare cordoglio per le famiglie colpite dall’evento terribile di quegli anni, ma la domanda è: se i film di guerra e le mini serie tv che vengono propinati ogni anno in concomitanza con il giorno della memoria…se tutti i rifacimenti che ricordano i giorni terribili della Capitale martoriata dai nazisti…se adattamenti storici più o meno fedeli, se intere trasmissioni televisive e documentari vengono forniti senza filtri sui nefasti orrori della deportazione…per non parlare delle serie tv sulla mafia…sul terrorismo… se tutta questa produzione arriva sulle nostre tavole e nelle nostre case…senza tutte queste polemiche…è solo perchè le vittime degli orrori di queste tragedie sono ormai dimenticate o di minore importanza? Non si riaprono forse anche le ferite di chi ha perso padri, filgi,fratelli…E i film su Falcone…su Borsellino…le vittime e chi è rimasto solo…non soffrono e non sono morti…non capisco! Il cinema deve rimanere libero di raccontare con intellligenza che spesso vuol dire anche con crudeltà! i guanti bianchi quando si tratta di svegliare le coscienze sono solo borghesismi da bigotti. Questo anno il festival è già sotto tono e i tagli all’industria cinematografica si fanno sentire in qualità e quantità…Michele Placido rappresenta un’autore storico e importante della nostra cultura italiana, e non è il tipo di persona che lavora per “spettacolarismi”. Se poi qualche parlamentare si risente di affermazioni difficili o pungenti…si guardi nelle tasche…qualcuno si ritroverà i soldi che ha tolto a quella meravilgiosa arte italiana del raccontare storie…qualunque queste siano. E noi…siamo da considerare vittime dell’assassinio di un cinema che poteva e doveva essere fiore all’occhiello di un Italia europea.

non siamo soli


Qualche giorno fa, ero uscito sul lungo mare con la mia fedele macchina fotografica. Era un giorno nuvoloso e il mare era in burrasca. Ho pensato che avrei avuto l’atmosfera ideale per degli scatti riguardo al mio nuovo progetto “del mare e del mito”. Le atmosfere buie promettevano molto bene e allora mi sono preparato e sono uscito. Da casa il lungo mare disterà a piedi circa dieci minuti. Il tempo è bastato affinchè si chiarisse tutto e venisse fuori una bellissima giornata di sole. Anche le persone,  felici dopo due giorni di pioggia e nuvole, finalmente sono uscite a fare quattro passi. Ed eccomi lì…sul lungo mare con una bella occasione andata perduta. Avrei fotografato gli stabilimenti balneari con le sdraio chiuse…la spiaggia grigia e il mare gonfio…invece…nulla. Sole. Sole. Sole. Cosa si fa in questi casi? Quante volte ci siamo visti sfumare la giornata perfetta! Pazienza, mi sono detto. Pazienza. Ho scrutato il cielo, quasi volessi vedere un presagio di nuova tempesta e qualche nuvola lontana mi faceva pensare positivo. Mi sono deciso ad attendere e sono stato premiato. Nel giro di un’ora è venuto tutto grigio…il vento si è alzato e il mare ha ripreso a mugghiare grosso. Il mare mugghia? va bè!. Ho ragginto la passeggiata e ho cominciato a scattare…ho approfittato per fare gli scatti con lunga posa dei flutti bianchi, le onde alte che si infrangono rumorose e terribili ed ero fiero di  non aver perso la speranza. Mi sono arrampicato sugli scogli più impervi e ho rischiato contro le onde che vi si infrangevano, Fotografia estrema!!!! Ero fiero e tutto preso. Pensavo che nessuno osava tanto. Ma io sono un fotografo coraggioso. Se uno vuole il meglio deve essere disposto a rischiare. Ho scattato un centinaio di foto e quando mi sono sentito soddifatto, ho tirato fuori l’occhio dalla camera e….decine di fotografi…stavano facendo esattamente quello che stavo facendo io. Ma quale originalità! Siamo troppi!!! erano davero tanti. Mi sembrava di essere ad un concorso a tema. Tutti avevano avuto la mia stessa idea. O io avevo avuto la loro stessa idea. Insomma tutti avevamo le stesse idee. Stessi scatti…stesso tema…e così sia. Concludendo questa vicenda però ho pensato che in effetti, essere originali comporta sacrificio…è una sfida continua e non bisogna mollare mai. Trovare l’alternativa valida, l’inquadratura perfetta è un affare difficile. Ma questo è entusiasmante…significa che non si può mai dire…sono arrivato per primo…e neppure…sono arrivato. Costringersi a sperimentare sempre considerando che qualcuno forse dall’altra parte del mondo…sta facendo la medesima cosa. Ma ciò nonostante, essere nel mucchio…sempre. La concorrenza non si ferma. E’ spietata. E bisogna lavorare quando gli altri si riposano…guadagnare margine…esserci sempre insomma. La fotografia non ammette pigrizia.

Coraggio dunque…alle armi.

Kobos.

potete vedere il risultato del mio lavoro nella sezione fotografia e in quella “tutto su di me”.

Questo è quello che si vede


SOLO IN CASA.  Dalla raccolta di racconti intitolata “questo è quello che si vede” di MArazita Antonio Edoardo.

Sono solo in casa. Fuori da qualche parte nei paragi una musica si diffonde. Tam bum ban…credo sia una sorta di discoteca. Fuori suonano. Guardo distrattamente un film. In effetti non mi interessa ma lo guardo. Si tratta di una storia di un tizio che dal nulla diventa qualcuno. Appunto un film.

Mentre ancora guardo lo schermo del televisore, suonano alla porta. Ho un sussulto. Se mi cercano qui può essere solo per problemi. I miei amici non mi fanno improvvisate. Ho degli amici? Mi alzo e porca puttana non posso spiare dallo spioncino perché non ho uno spioncino. Apro.

Un enorme e strano animale mi si para davanti. Sembra un rinoceronte su zampe di toro. Solo due zampe. E’ vestito molto bene. Giacca e pantalone nero. Ha una ventiquattro ore. Mugugna qualcosa.

Io sono ancora sulla porta e non capisco. Mugugna ancora. Non capisco.. Si guarda attorno. Mugugna sommesso. Si guarda attorno.

Io guardo lui guardarsi attorno. Finalmente mi fa intendere di volersi accomodare. Io lo faccio accomodare. Poggia la ventiquattrore sul tavolo. Siamo al dunque. Tira fuori dei fogli e capisco si tratta di tasse. Porca puttana. Tutti così gli ufficiali esattoriali. Mugugna. Io cortesemente riferisco che non comprendo una parola. Mi fa capire prendendomi in giro che fanno tutti finta di non capire quando si tratta di tasse. Io non capisco sul serio.

Cerco di leggere i fogli che mi passa e l’unica cosa di cui sono certo che è che sui fogli c’è il mio nome e le cifre sono tutte alte e non da “avere” ma da “dare”. Non ho i soldi. A gesti comunico che non posso pagare. L’animale tira fuori un fazzoletto e si asciuga il sudore. Sarei io dover sudare.

L’animale comincia a parlare:- Vede Signor Grimaldi, lei ha aperto delle attività che poi non ha regolarizzato. Ora le tasse sono arretrate e si sono sommate le more…le multe…mi capisce?-

Rispondo che ora lo capisco, ma che  tanto i dettagli non fanno la differenza in questo caso. Ero consapevole di essere nei guai. Non ho soldi comunque.

L’animale esattore si guarda nuovamente attorno. Riprende a mugugnare. Si riasciuga il sudore.

La situazione si fa imbarazzante. Un lungo silenzio. Mi guardo attorno e osservo quello strano essere che guarda preoccupato i suoi incartamenti. Quel muso da rinoceronte dalla pelle dura e grigia, gronda sudore, ne sento il tanfo. L’animale tira fuori dalla tasca interna della giacca qualcosa di bianco e piccolo, una sorta di osso. E’ un telefono. E infatti telefona. Mugugna qualcosa accompagnando il tutto con espressioni della fronte. E ce l’ha una fronte.! Butta giù l’osso-telefono e mi fa cenno di attendere. Io sono ancora muto. Ho il battito regolarmente accelerato. Passano minuti…forse un ora. L’animale guarda i suoi fogli e scribacchia schedari.

Suonano ancora alla porta. Mi fa cenno di aprire. Non so chi mi aspetto ma so che chiunque sia non sarà piacevole per me. Apro la porta e non mi accorgo di nessuno. Istintivamente guardo in basso e contemporaneamente sento un rantolo. Giù ai miei piedi c’è una specie di anguilla. Ha il corpo viscido e la testa stranamente triangolare e piatta. Come la testa di un pesce di quelli che si vedono nelle illustrazioni degli abissi. Striscia in casa producendo un rumore sinistro:” slapsh slapsh…”, e lasciando in terra una melma rossastra. Così strisciando si avvicina la tavolo, scambia un saluto con l’esattore e si tira a sedere sulla prima sedia accanto al tavolo. Mi siedo anche io e attendo che comincino le presentazioni. Da versi e gesti capisco che il nuovo ospite è un ufficiale giudiziario. E’ stato chiamato per fare l’inventario delle mie proprietà. Sono alla frutta allora. Come si può spiegare la sensazione di impossibilità della ragione. Non riesco a comunicare con i funzionari dell’erario, mentre loro sono autorizzati a requisire le mie cose senza pietà.

Ora i due funzionari scrivono e confrontano i loro incartamenti. Ogni tanto mi lanciano occhiate e capisco che la mia situazione si aggrava.

Batto forte le mani, mi alzo in piedi, spalanco gli occhi e apro la bocca. Respiro pieno….sempre più pieno. Butto fuori un grosso sbuffo e ribatto le mani lasciandomi dondolare piegandomi all’ingiù, penzolando le braccia. Mi rialzo e respiro profondo.

Guardo nella stanza. La tv continua a trasmettere il film. Il protagonista ora è il presidente di un grande gruppo finanziario. Pensare che all’inizio della storia faceva il ragioniere in un ufficio del mercato ortofrutticolo  di New York.

Suonano alla porta del vicino.