Lucio Fontana


Fontana nacque a Rosario, in Argentina, il 19 febbraio 1899 da genitori italiani. La sua attività artistica inizia nel 1921 lavorando nell’officina di scultura del padre Luigi Fontana e, del collega e amico del padre, il molinellese Giovanni Scarabelli. Diventa poi seguace di Adolfo Wildt. Sin dal 1949, infrangendo la tela con buchi e tagli, egli superò la distinzione tradizionale tra pittura e scultura. Lo spazio cessò di essere oggetto di rappresentazione secondo le regole convenzionali della prospettiva. La superficie stessa della tela, interrompendosi in rilievi e rientranze, entrò in rapporto diretto con lo spazio e la luce reali.
Le sue tele monocrome, spesso dipinte a spruzzo, portano impresso il segno dei gesti precisi, sicuri dell’artista che, lasciati i pennelli, maneggia lame di rasoio, coltelli e seghe. Tutto è giocato sulle ombre con cui, specie la luce radente, sottolinea le soluzioni di continuità.

Visse in Argentina fino a sei anni e vi tornò durante la seconda guerra mondiale, Fontana giunse alla sua poetica meditando la lezione del barocco, in cui, come egli scrisse le figure pare abbandonino il piano e continuino nello spazio. Del movimento spazialista egli fu il fondatore e il più noto rappresentante, presto affermato anche sul piano internazionale.
Come gesti apertamente provocatori vanno intese certe sue tele monocrome che, quali i buchi ed i tagli, scandalizzarono il pubblico anche per la facilità con cui è possibile rifarle[1]. Numerosi furono infatti i falsari, ma pochi con un segno altrettanto sicuro. Fontana, per cautelarsi, scrisse sul retro di ogni tela frasi insensate, semplice appiglio per una perizia calligrafica.
La moglie Teresita Rasini, nel 1982, ha dato vita alla Fondazione Lucio Fontana. Il 12 aprile 2008 nella sala d’asta di Christie’s a Londra l’opera dell’autore “Concetto spaziale, Attesa”, stimata tra i 3,5 e i 5,5 milioni di sterline, è stata aggiudicata nell’asta Post-War and Contemporary Art a 6.740.500 sterline, pari a 9.018.789 euro.

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