Questo è quello che si vede


SOLO IN CASA.  Dalla raccolta di racconti intitolata “questo è quello che si vede” di MArazita Antonio Edoardo.

Sono solo in casa. Fuori da qualche parte nei paragi una musica si diffonde. Tam bum ban…credo sia una sorta di discoteca. Fuori suonano. Guardo distrattamente un film. In effetti non mi interessa ma lo guardo. Si tratta di una storia di un tizio che dal nulla diventa qualcuno. Appunto un film.

Mentre ancora guardo lo schermo del televisore, suonano alla porta. Ho un sussulto. Se mi cercano qui può essere solo per problemi. I miei amici non mi fanno improvvisate. Ho degli amici? Mi alzo e porca puttana non posso spiare dallo spioncino perché non ho uno spioncino. Apro.

Un enorme e strano animale mi si para davanti. Sembra un rinoceronte su zampe di toro. Solo due zampe. E’ vestito molto bene. Giacca e pantalone nero. Ha una ventiquattro ore. Mugugna qualcosa.

Io sono ancora sulla porta e non capisco. Mugugna ancora. Non capisco.. Si guarda attorno. Mugugna sommesso. Si guarda attorno.

Io guardo lui guardarsi attorno. Finalmente mi fa intendere di volersi accomodare. Io lo faccio accomodare. Poggia la ventiquattrore sul tavolo. Siamo al dunque. Tira fuori dei fogli e capisco si tratta di tasse. Porca puttana. Tutti così gli ufficiali esattoriali. Mugugna. Io cortesemente riferisco che non comprendo una parola. Mi fa capire prendendomi in giro che fanno tutti finta di non capire quando si tratta di tasse. Io non capisco sul serio.

Cerco di leggere i fogli che mi passa e l’unica cosa di cui sono certo che è che sui fogli c’è il mio nome e le cifre sono tutte alte e non da “avere” ma da “dare”. Non ho i soldi. A gesti comunico che non posso pagare. L’animale tira fuori un fazzoletto e si asciuga il sudore. Sarei io dover sudare.

L’animale comincia a parlare:- Vede Signor Grimaldi, lei ha aperto delle attività che poi non ha regolarizzato. Ora le tasse sono arretrate e si sono sommate le more…le multe…mi capisce?-

Rispondo che ora lo capisco, ma che  tanto i dettagli non fanno la differenza in questo caso. Ero consapevole di essere nei guai. Non ho soldi comunque.

L’animale esattore si guarda nuovamente attorno. Riprende a mugugnare. Si riasciuga il sudore.

La situazione si fa imbarazzante. Un lungo silenzio. Mi guardo attorno e osservo quello strano essere che guarda preoccupato i suoi incartamenti. Quel muso da rinoceronte dalla pelle dura e grigia, gronda sudore, ne sento il tanfo. L’animale tira fuori dalla tasca interna della giacca qualcosa di bianco e piccolo, una sorta di osso. E’ un telefono. E infatti telefona. Mugugna qualcosa accompagnando il tutto con espressioni della fronte. E ce l’ha una fronte.! Butta giù l’osso-telefono e mi fa cenno di attendere. Io sono ancora muto. Ho il battito regolarmente accelerato. Passano minuti…forse un ora. L’animale guarda i suoi fogli e scribacchia schedari.

Suonano ancora alla porta. Mi fa cenno di aprire. Non so chi mi aspetto ma so che chiunque sia non sarà piacevole per me. Apro la porta e non mi accorgo di nessuno. Istintivamente guardo in basso e contemporaneamente sento un rantolo. Giù ai miei piedi c’è una specie di anguilla. Ha il corpo viscido e la testa stranamente triangolare e piatta. Come la testa di un pesce di quelli che si vedono nelle illustrazioni degli abissi. Striscia in casa producendo un rumore sinistro:” slapsh slapsh…”, e lasciando in terra una melma rossastra. Così strisciando si avvicina la tavolo, scambia un saluto con l’esattore e si tira a sedere sulla prima sedia accanto al tavolo. Mi siedo anche io e attendo che comincino le presentazioni. Da versi e gesti capisco che il nuovo ospite è un ufficiale giudiziario. E’ stato chiamato per fare l’inventario delle mie proprietà. Sono alla frutta allora. Come si può spiegare la sensazione di impossibilità della ragione. Non riesco a comunicare con i funzionari dell’erario, mentre loro sono autorizzati a requisire le mie cose senza pietà.

Ora i due funzionari scrivono e confrontano i loro incartamenti. Ogni tanto mi lanciano occhiate e capisco che la mia situazione si aggrava.

Batto forte le mani, mi alzo in piedi, spalanco gli occhi e apro la bocca. Respiro pieno….sempre più pieno. Butto fuori un grosso sbuffo e ribatto le mani lasciandomi dondolare piegandomi all’ingiù, penzolando le braccia. Mi rialzo e respiro profondo.

Guardo nella stanza. La tv continua a trasmettere il film. Il protagonista ora è il presidente di un grande gruppo finanziario. Pensare che all’inizio della storia faceva il ragioniere in un ufficio del mercato ortofrutticolo  di New York.

Suonano alla porta del vicino.

Annunci