il caso Saw


La saga di Saw, l’enigmista, il killer guidato da un amore profondo per la vita, vita che gli è stata prematuramente tolta dalla scoperta della malattia incurabile e profondamente devastata dalla perdita del figlio che ancora doveva nascere (episodio 4), che vuole insegnare ai criminali, ai drogati, a tutti coloro che non amano la propria vita e non la rendono speciale per sè e per chi sta loro attorno, il significato dell’esistenza e l’istinto di sopravvivenza, sta diventando un vero e proprio fenomeno di culto.
La narrazione, costituita finora da 6 episodi, può essere definita come una narrazione lunga, un’impalcatura che si tiene fortemente, grazie ai continui rimandi intertestuali (fra un episodio e l’altro) e al gioco interno di specchi (per cui la vittima può diventare carnefice e viceversa).
A parte l’uso dello splatter, la saga è quindi basata su un gioco di tensione psicologica ma anche una costruzione complessa sia all’interno di ogni singolo testo che fra i diversi episodi della serie. Il tutto ruota attorno al protagonista che con la sua filosofia di vita e la pazzia riesce a tenere uniti tutti i frammenti della narrazione (addirittura usando altri personaggi come sua estensione, prima Amanda, ora Hoffmann) in un continuo gioco di tensione fra l’autore e lo spettatore che è chiamato a risolvere personalmente gli enigmi e a capire chi sta realmente giocando e chi invece tiene le redini del gioco.

E’ innegabile che sia insito nell’animo umano quel rimando antico alla parte oscura di noi…parte nella quale risiedono a volte i sentimenti socialmente meno accettabili. Qualcuno ha definito Saw, un semplice paradigma della “vendetta”…ma solo un idiota si ferma ad osservare la conseguenza del fenomeno senza comprendere come la semplice osservazione dello stesso, ne modifichi già la sostanza e ne faccia scaturire conseguenze diverse da quelle previste.

Così “SAW” è un perfetto esempio di quello che ognuno concepirebbe se libero dai vincoli morali acquisiti…l’essere umano è capace di qualsiasi sprofondamento…”l’unica cosa realmente insopportabile è che niente è insopportabile”.

In Sierra Leone si insegna a bambini di otto anni a sparare contro i propri genitori…loro non sanno certamente quello che fanno…ma quello che rimane comunque dentro…è un limite infranto…oltre il quale…ogni cosa è possibile.

Sia chiaro! qui non si invita a compiere nessun sacrificio esecrabile…si osserva il bisogno umano di “violenza”. E’ orrendo ammetterlo ma film come Saw, riflettono esattamente questo desiderio inespresso…quanto sia profondo l’abisso umano…forse possiamo impararlo proprio da queste pellicole.

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