Andrea Massari: fotografia pubbicitaria


Specialista della fotografia pubblicitaria, con campagne per nomi come Diesel, Renault,Mercedes, Andrea Massari costruisce le sue immagini. Realizza visioni-rappresentazioni-icone che superano i confini netti di fotografia o illustrazione (da cui viene) e li fondono grazie allo strumento digitale (fotocamera e computer). Qui racconta filosofia, tecniche, alchimie della sua formulavincente.


© Andrea Massari 

Come è nato il tuo rapporto con la fotografia? So che la tua è una formazione da illustratore, che ti sei avvicinato alla fotografia in un secondo momento.
Ho iniziato a lavorare come illustratore all’età di 18 anni, nel 1992. La mattina andavo a scuola e il pomeriggio facevo da assistente ad un illustratore/pittore di manifesti di cinema. All’inizio ero molto affascinato dall’iperrealismo, dall’aspetto tecnico di quell’attività. Passavo molte ore a esercitarmicon l’aerografo ed i pennelli. Poi, col tempo, e grazie anche alla scoperta di illustratori e pittori moderni, ho sentito la necessità di passare a un altro livello, sicuramente più creativo.
Mi servivo della fotografia soprattutto nella prima fase, agli inizi degli anni ’90 i computer non erano ancora così versatili, per cui usavo fotografare gli elementi (contributi) che dovevo poi riprodurre nelle illustrazioni. Ma il vero passaggio alla fotografia è avvenuto nel 2000, già in epoca di computer, ma non ancora di macchine digitali. In quel periodo lavoravo come art director per un’agenzia svedese, attività che ho lasciato un paio di anni dopo per dedicarmi completamente alla fotografia.


© Andrea Massari 

Ora stai unendo le due cose con la fotografia pubblicitaria. Puoi spiegare come nasce un’immagine per una campagna. Quali sono i vari passaggi dall’idea iniziale del creativo alla consegna finale?
È vero, quello di oggi è un modo di lavorare che mi permette di tornare un po’ alle mie origini. Un’immagine per una campagna nasce solitamente dall’idea di un direttore creativo e/o art director di un’agenzia pubblicitaria. Vengono realizzati dei bozzetti (layout) che vengono presentati al cliente. Nel caso di un’immagine fotografica, una volta che il cliente ha accettato l’idea si procede allascelta del fotografo più adatto a realizzarla. Il fotografo può essere contattato direttamente o tramite un’agenzia di fotografi. Personalmente sono rappresentato da tre agenzie di fotografi (una in Italia, una in Inghilterra e una in Spagna). Una volta superata la fase di accettazione e scelta del fotografo, mi vengono inviati i layout. Intanto l’agenzia procede con l’organizzazione dello scatto(produzione, casting,costi, eccetera). Parallelamente c’è il Pre Production Meeting (PPM) dove il fotografo incontra l’art director e il cliente e insieme si discute dello scatto e di tutte le possibili problematiche e fattibilità. Nella foto pubblicitaria nulla dovrebbe essere lasciato al caso, il giorno dello shooting tutto è organizzato e ottimizzato. Successivamente si passa alla post produzione digitale e, essendo un’illustratore, me ne occupo personalmente cercando sempre di dare un valore aggiunto alle immagini, rendendole più personali e riconoscibili. Questo, nel mio genere di fotografia, è un aspetto molto creativo.


© Andrea Massari 

Lo strumento digitale come ha cambiato il tuo modo di lavorare?
Come per tutti credo, ha velocizzato estremamente l’intero processo produttivo. Quando sei sul set e hai la possibilità di vedere lo scatto direttamente sul monitor e non su una piccola Polaroid è un vantaggio notevole. Soprattutto nei lavori pubblicitari è importante avere la certezza di sapere cosa hai realizzato.

La costruzione dell’immagine, prima, è fondamentale. Il momento dello scatto è diventato relativamente importante?
In genere nella foto pubblicitaria il momento dello scatto è quello tra la realizzazione del layout,concepimento dell’idea e la fase finale di post produzione. Direi che, nella realizzazione dell’immagine, ha il 33% di importanza.

Che importanza dai al ritocco?
Ricordo che prima dell’avvento dei moderni computer le foto venivano ritoccate a mano, con l’aerografo direttamente sulla stampa. Servivano molti giorni di lavoro prima che l’immagine finale fosse pronta. Il computer ci ha dato la comodità di poterlo fare in modo impensabilmente veloce se lo vedo dal punto di vista di un ritoccatore di soli 12 anni fa. Ed economico. Anche le possibilità creative sono aumentate. Però, oggi come allora, per avere un ritocco di alto livello l’abilità di chi lo esegue è più importante del mezzo. Sarò di parte, ma credo che un ottimo ritoccatore debba avere un background artistico pittorico/illustrativo.


© Andrea Massari 

C’è un confine al lecito?
Il confine al lecito credo sia limitato dal genere di immagini e da chi ne è l’utenza. Nel reportagecertamente credo debba esserci un limite. I generi pubblicità e fashion sono creativi per definizione, dove il limite sono le proprie idee. Nell’immagine di Bart Simpson caduto dallo skate, ad esempio, è quasi tutto disegnato al computer tranne lo skate e l’asfalto. Il risultato è un’immagineironica, divertente dove il ritocco è in funzione del messaggio. L’immagine di Diesel, invece, è unacomposizione di circa 7/8 fotografie. La modella è stata scattata in esterno in un prato, il cieloaggiunto e reso più drammatico, parte dello sfondo anche. Infine il gattino sulla gamba della modella conferisce quel contrasto di ironia e serietà all’immagine. Ho scoperto che su un newsgroupdi ritoccatori cercavano di capire come era fatta quell’immagine. Ognuno dava le opinioni più fantasiose, addirittura uno pensava fosse tutta in 3D. Stranamente nessuno ha indovinato. È divertente vedere come nella percezione della fotografia pubblicitaria la soglia tra fotografia, ritocco, creazione CGI sia ormai inesistente.


© Andrea Massari 

Dalla moda e dal beauty alla fotografia pubblicitaria; ma il tuo portfolio ideale da cosa è composto?
Quando ho iniziato ero affascinato dalle immagini fashion di AvedonPeter Lindbergh,Demarchelier, Roversi, eccetera. In quel periodo ho cercato, da autodidatta della fotografia, di imitarne il tipo di resa. Poi molte cose sono cambiate nel mio modo di intendere la fotografia. Sono venuto a contatto con altri fotografi, io stesso ho avuto diverse esperienze lavorative in altri generi. E tutto questo ha contribuito alla mia crescita, a farmi capire quale potesse essere la strada più giusta per me. Ho imparato molto da generi, tipo lo still life, che sfortunatamente non avevo mai preso in considerazione prima, anzi quasi rifiutavo. Didatticamente è stata una grande esperienza che mi ha portato a valorizzare gli altri generi.
Il trend fashion ad esempio si muove con una notevole velocità, richiede un’osservazione continua. Quello che era perfetto tre anni fa, ora è vecchio di tre anni. Se queste cose le sai, capisci la chiave di lettura e come rapportartici. Quello che vorrei è piano piano imparare a conoscere altre chiavi di lettura e appassionarmi ad altri generi che possano arricchire il mio bagaglio personale e umano.

Cosa ci deve essere, per te, in una buona foto pubblicitaria? Quali elementi privilegi nelle tue immagini?
Lo scopo della foto pubblicitaria è attirare l’attenzione, però a volte si rischia di cadere nell’esercizio di stile. L’idea è alla base di una buona immagine e se c’è un’ottima resa è sicuramente meglio e ilmessaggio ne esce rafforzato. A me piace inserire degli elementi ironici, possibilmente in contrasto con il tutto resto. È un linguaggio che ho iniziato a esplorare recentemente e che sento essere molto personale.


© Andrea Massari

Hai messo a punto delle tecniche specifiche? Quanto conta, per te, la tecnica? Che tipo di attrezzatura utilizzi?
Ho imparato a fare sempre dei layout delle immagini prima di scattare, a programmaremeticolosamente tutto. Questo viene dalla pubblicità, ho visto che in quel contesto funziona, perchè non applicarlo anche agli editoriali, ai test e tutto il resto? La mia tecnica di ritocco invece è molto simile a un insieme di tecniche tradizionali di illustrazione: aerografo, acrilico, tempera, mezzatinta, collage eccetera. Ritengo Photoshop un software perfetto, capace di simulare gli interventi pittorici e spingersi anche oltre. A proposito della tecnica penso che se hai un’immagine ottima, la tecnica può contribuire a renderla più fruibile, leggibile e vendibile. Se l’immagine non funziona, la tecnica può fare ben poco.

C’è qualche fotografo che rappresenta un punto di riferimento per la tua ricerca?
maestri ideali cambiano nel tempo a seconda delle direzioni che prendiamo noi. Alcuni peròrestano sempre, come Avedon, Leibovitz. Le loro immagini hanno la capacità di stupirmi sempre. Lo stile di Avedon era così forte e al tempo stesso semplice che non ha mai risentito dei continui cambi di tendenze, anzi era sempre meravigliosamente attuale. Nell’anno in cui è morto, il 2004, ha firmato bellissime campagne pubblicitarie per Dior, Levi’s, H&M eccetera. Aveva più di ottant’anni. Della Leibovitz ammiro la maestosità, l’eleganza e l’intelligenza presente nei suoi scatti. Lecomposizioni con decine di personaggi, la capacità di raccontarele storie nei suoi ricchissimi editoriali (Alice in Wonderland, Dorothy e molti altri), l’utilizzo così personale della luce. Attualmente sono molto affascinato da Eugenio Recuenco, Mikael Jansson, Andy Glass. Sono tutti e tre molto diversi: lo spagnolo Recuenco ha la capacità di entrare in qualsiasi genere e renderlo proprio. È un creatore di immagini a volte semplici ed efficaci, molte volte barocche e ricchissime di particolari, sempre molto ironiche e intelligenti. Jansson è un fotografo di moda svedese, mi piace la sua resa pulita e minimale. Riesce a essere sempre molto moderno. Glass è un fotografo pubblicitario inglese di altissimo livello. Molte sue immagini hanno idee veramente geniali e lui riesce sempre a renderle al meglio.


© Andrea Massari

Tra i tuoi lavori, quale ti piace citare in particolare? Quale lavoro stai sviluppando in questo periodo?
Forse quello di Diesel, ha rappresentato per me un cambio di direzione, di stile, che ora sto perfezionando. Proprio in questi giorni sto organizzando un editoriale piuttosto complicato per unarivista di moda che uscirà a ottobre, in vista della collezione autunnale. Sarà ambientato nellacampagna romana nel 1820 verso la fine dell’era Napoleonica, quando i soldati attraversavano il nostro territorio di ritorno in Francia. Avremo una carrozza originale d’epoca, trainata da due cavalli scuri e tre modelli. Nello sfondo sarà visibile la cupola di San Pietro e lo skyline romano dell’epoca, nel cielo delle nuvole pesanti e anche una mongolfiera francese.

                                                                                      articolo da: www.nital.it

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