SAHARAWI. ANCORA PESTAGGI DA PARTE DEI MAROCCHINI.


Cosa deve accadere di tanto grave, prima che la comunità internazionale si occupi sul serio della questione saharawi? I martiri li abbiamo. Condizioni di privazione le abbiamo. Un muro lungo

2500 km lo abbiamo. 5000.000 di mine lungo questo muro ci sono e sono anche di fabbricazione italiana. Volete un responsabile? Il Marocco.

I territori  del Sahara occidentale, occupati illegalmente dal Marocco, sono il teatro da 30 anni di una situazione vergognosa. L’ ONU che dovrebbe riconoscere le situazioni di “diritto umano” stenta a prendere posizioni, anzi….una l’ha presa: quella di dichiarare proprio il Marocco, partner

Privilegiato. Quando al tempo di Prodi l’Italia firmò a favore per il referendum per l’autodeterminazione, il Marocco minacciò gravi ritorsioni in materia di vista e passaporti. Bella Mossa.

Nelle carceri marocchine vivono in condizioni assurde, attivisti pacifici e persone che hanno solo la colpa di voler tornare alle loro case…anche queste occupate dai marocchini.

Si sono avuti moltissimi casi di maltrattamenti assurdi nei quali i detenuti sono rimasti pesantemente feriti e in maniera permanente. Nei territori occupati, le persone vivono nella condizione di esuli in casa propria, senza la possibilità di manifestare il dissenso, pena la detenzione.

Proprio in una di queste occasioni recentissime, abbiamo assistito al pestaggio da parte della polizia marocchina.

Tornando all’inizio del discorso. Vogliamo che entrino in gioco apparati terroristici attratti da manodopera a basso costo? Volgiamo che i giovani Saharawi, ormai esausti tornino alle armi e riaprano il conflitto. In sostanza quella zona  è certamente un focolaio. Non brucerà per il petrolio…ma se non si agisce, brucerà certamente.

Illegittimo, assurdo, violento, il comportamento del Marocco. Scandaloso il comportamento della comunità internazionale.

Marazita Antonio Edoardo

fonte: Ghalia Djimi vicepresidente dell’ ASVDH

Sabato 22 di maggio sulle 18:30, ora locale, siamo andati all’aeroporto di L’Aaiun per ricevere i nostri tre compagni del Gruppo dei 7, liberati dalla prigione di Salè il 18 maggio, Rachid Sghayer, Saleh Labihi e Yahdih Etarruzi. All’aeroporto polizia in borghese e in divisa ha proibito l’accesso a mio marito Mustapha Dah, a Chrif Il Guareh ed a me. Ci siamo allora diretti verso la casa della famiglia di Saleh Lebaihi. Lì abbiamo trovato tutti gli accessi alla casa controllati da poliziotti in borghese e in divisa e da forze della guardia mobile.
Ci è stato proibito di entrare in casa. Decine di saharauis si trovavano nella zona del Quartiere di Skeikima, vicino alla casa, molti altre si trovavano nelle strade adiacenti ma non gli è stato permesso di accedere alla casa della famiglia. Hanno iniziato a picchiare alcuni giovani saharauis, altri sono stati picchiati con manganelli. La tensione è cresciuta al momento dell’arrivo dei carcerati, anche loro sono stati maltrattati e colpiti. Hanno potuto accogliere i carcerati solo i saharauis che si trovavano in casa. Un alto numero di cittadini e rimasto ferito, altri arrestati ed alcuni espulsi fuori dalla città.
Ricordiamo che i tre carcerati rimessi in libertà fanno parte del Gruppo dei 7 difensori saharauis dei diritti umani e tra i quali c’era Degja Lachgar, rimessa in libertà provvisoria in gennaio. Sono stati fermati al loro ritorno da una visita agli accampamenti profughi saharauis l’8 ottobre del 2009, ed ancora si trovano nella prigione di Salè il presidente dell’ASVDH Brahim Dahan, Ali Salem Tamek, vicepresidente CODESA ed Ahmed Nassiri, Segretario Generale del Comitato di Smara per la difesa dei diritti umani e membro dell’ASVDH.

Annunci